800 e più

Qui di seguito, si elencano tutte le cose che  si  possono fare con 800 miliardi di euro:

10.000 ospedali, 100.000 scuole, 20 miliardi di strumenti musicali, 400.000 km di strade, 130 miliardi di patate, 100 basi spaziali della NASA, 10 “Colossei”, 200 Torri di Pisa, 100 miliardi di pizze, 500 milioni di iphone, 533 miliardi di kg di farina, 3 volte il patrimonio di Elon Musk, 1 miliardo e mezzo di  Playstation 5, 16.ooo tonnellate d’oro, 3 miliardi di pannelli solari, 8 miliardi di volte lo stipendio di un operaio medio.

800 miliardi (850), sono tutti i soldi che l’Unione Europea, rappresentata dalla Presidente Von Der Leyen, con il suo piano  denominato “Re-arm  Europe” ha stanziato dal 2025 fino a data da destinarsi  per ri-armare tutta l’organizzazione. Sì, un'organizzazione.

Non sono d’accordo a chiamarla Unione, in questo periodo storico, poiché nonostante i secoli di esperienza bellica dei paesi membri dell’UE (Parlo di Germania, il Regno Unito prima che uscisse con la  Brexit, Francia, Portogallo, Spagna, Olanda, Italia, Grecia) sembra sia la prima volta che provano ad affrontare una guerra. L'Europa conta, 27 eserciti, 200 miliardi l’anno  di investimenti militari, migliaia di statisti e alti-ufficiali militari, che della guerra Russo-Ucraina, insieme ai mass media, non hanno mai capito un beneamato niente.

Il parlamento europeo conta più di 600 parlamentari, la commissione ingloba TUTTI i rappresentanti degli stati, pure di quelli in difficoltà economica, che da anni producono piani con obiettivi generici con una data di scadenza simbolica, come il latte che compriamo al supermercato. Agende di programma, presenti su tutti i libri di scuola, che vogliono benessere del cittadino, pari dignità sociale, equo trattamento davanti alla legge, dignità degli stipendi. Un'Europa, che fa sogni ad occhi aperti, ma a cui, quando ritorna in sé, molto spesso non dà un seguito.

Per farmi capire, nel 2000 l'Unione Europea siglò l’Agenda di Lisbona 2010, con il prefissato obiettivo di raggiungere delle politiche economico-finanziarie in grado di restituire una concorrenza paritaria, dando dignità e stabilità ai lavoratori dei paesi membri. In 10 anni, nessuna legge o decreto mai passò da quell’incontro, tanto che la borsa di  New York crollò nel 2008, le banche e le imprese calarono in una crisi profonda, e l’agenda fu modificata e “posticipata” al 2020, anno del Covid-19.

Ce ne sarebbero molti altri esempi, ma penso di aver reso l’idea.

Ora, questa idea brillante, che si sta discutendo tutt’ora all’europarlamento, è stata pensata perché, dopo 3 anni di guerra Russo-Ucraina, dopo le munizioni e i soldi sprecati nel tentativo di “contro-offendere”, la Russia (seconda potenza nucleare al mondo), che ha per prima attaccato l’Ucraina all’inizio del 2023, dopo 4 anni di governo valorosamente democratico presieduto dal Presidente Joe Biden (che si appisola durante i convegni e si dimentica pure di quello che diceva non  più di 20 anni prima sulla situazione tesa tra gli stessi due paesi), dopo la vittoria  di Trump, che in questo periodo di lucidità, usa quantomeno il suo enorme patrimonio per tentare una pacificazione duratura tra Russia e Ucraina, l’Europa decide, tutto d’un colpo, che la pace non la vuole.

Arrivati fin qua, potreste pensare che io sono un pacifista da 4 soldi (quale mi  vanto di essere) che non conosce e non sa quali difficoltà ci siano dietro alla geopolitica e quanto sia complicata la guerra in sé. Spenderò un po’ di  tempo  per fare un breve recap degli ultimi 40 anni. Primo punto, 1989, cade il muro di Berlino, finisce la Guerra fredda, l’URSS si scioglie, come si sciolgono le convenzioni di Ginevra, ma la NATO no, resta in piedi in “funzione anti-russa”, con la promessa fatta dagli americani ai Russi, di non  espandersi più verso est (pure la Polonia e la Finlandia, confinanti con l’ex Unione, verranno annesse). Anno 2000, viene  eletto Putin; 2001, viene eletto  George W.Bush alla presidenza degli States, crollano le torri gemelle; 2004, La Nato fa pressione a Putin per annettere tutti quei  “paesini” dell’ex Unione, tutti quelli che danno sul Mar Baltico, gli Ucraini non ci stanno e votano per il partito  neutrale, quello di  Yanukovich. Yanukovich sale al potere, ma non è sostenuto dagli Ultranazionalisti (la destra estrema, tendenzialmente), che scesero in piazza in poche migliaia (su un paese che conta milioni di abitanti) per rovesciare il legittimo candidato. La famosa “rivolta arancione” di Piazza Maidan, sostenuta da due politici, femmina e maschio,Tymoshenko e Poroshenko, che ci riprovano di  nuovo alle elezioni del 2006, 19  anni fa. “Aridaje”, vince sempre lo stesso moderato del 2004, ma i nazionalisti crescono. Nel frattempo, le rivolte continuano, i morti salgono e continua  ad avvenire il “prolungamento della guerra fredda” in Afghanistan, iniziato dagli americani per “esportare la democrazia” a discapito dei fondamentalisti talebani. 2012, Ucraina, guerra civile. I nazionalisti non si fermano, questo Yanukovich continua imperterrito la sua politica neutralista, sospendendo gli accordi commerciali con l’Unione Europea, che svantaggiano l’Ucraina, cercando soluzioni in Cina. Nel frattempo, gli stessi nazionalisti vogliono fare delle persone che parlano russo delle regioni a est dell’Ucraina, una pulizia etnica, colpendo a suon  di bombe quegli stati, per ucciderli o farli scappare. Immaginate una striscia di Gaza, piena di civili, che viene bombardata continuativamente da 13 anni per colpa di una rivolta di meno di 10 mila persone.

La vita però continua, i militari Ucraini si rivoltano contro il “golpe bianco” dei nazionalisti, le dinamiche sociali cambiano, gli stessi esponenti del partito nazionalista vengono indagati per truffa ai danni dello stato e corruzione.

Intanto, si sospetta un finanziamento “un po’ segreto” da parte degli Stati Uniti (tramite la CIA) di queste manifestazioni, ed una conseguente poca lungimiranza politica nelle scelte dei nazionalisti. Nonostante Yanukovich fosse un neutralista, i nazionalisti hanno più soldi e più forza politica, che lo fanno definitivamente cadere poco dopo l'inizio della Guerra Civile.

Poi la luce in fondo al tunnel, l’ultima spiaggia. Un russofono, attore comico, pieno di resilienza e orgoglio per il proprio paese, vince le elezioni il 20 maggio 2019. Il suo nome: Vladimir. No, non Putin,  Zelensky. Una campagna elettorale da perfetto neutralista, ideali liberal-democratici e progressisti: manovre economiche, ecologia, industria agricola, PACE. No, nulla di tutto questo succederà.

La pressione del pluricondannato (e pluri miliardario, Poroshenko) rende Zelensky cieco. Cieco, sordo e muto davanti ai suoi cittadini. Ignora il referendum popolare delle repubbliche russofone dell’est (quelle che volevano l’indipendenza), ignora il pluralismo politico, diventa un prestanome, un fantoccio agli occhi di tutti.

E Putin? Tranquilli, non dimentico nessuno. Putin, da essere considerato il baluardo della democrazia russa, è diventato quasi un dittatore. Uccide i dissidenti, monopolizza le elezioni, se ne frega dei diritti civili dei cittadini. Un sadico imperialista, come tanti altri. Dopo aver siglato altri accordi promettenti di una pace duratura “Minsk 1 e 2”, una volta aver parlato all’ONU, all’Ue, alla NATO stessa, di come (in questo caso giustamente) la Russia si sentisse minacciata e un po’ “violata” dal resto del mondo, dopo aver chiesto a tutti di smettere di trattare con l’Ucraina per annettersi alla Nato, attacca. Ora, Putin ha tutte le carte in regola per essere un esempio di autocrazia a regola d’arte.

Sapeva benissimo che gli USA avrebbero continuato ad espandersi, perché gli conveniva. Sapeva benissimo che l’Europa non avrebbe avviato trattati di pace, sapeva benissimo le conseguenze della chiusura dei gasdotti Russi, che portano il gas in tutta europa. Sapeva tutto, e non ha fatto abbastanza. Tuttavia, i nostri politici, italiani compresi, non hanno fatto di meglio. 

Il resto lo ricordiamo tutti. Il sostegno agli ucraini trasformato in un dibattito tra russofili e non russofili, i media schierati sempre più con il potere che con il popolo Ucraino, tutto diventa un hashtag sui social. I più “illustri” personaggi dello spettacolo, influencer, sono tutti pro ucraina.Tutti a sostenere la Guerra per la pace.

Pronti ad organizzare gli aiuti umanitari.

Peccato che, oltre a quelli “umanitari”, gli unici davvero efficaci, sono arrivati pure quelli militari. Tonnellate di proiettili, bombe, missili, carri armati (prima tutti difensivi, poi piano piano, scusa dopo scusa, quelli a lungo raggio, tra cui i recentissimi “lungo raggio” in grado, secondo il Primo Ministro ucraino, che tra le altre cose ha dichiarato i partiti di opposizione illeciti e i trattati di pace inutili, in grado, dicevo, di bombardare Mosca).

Immaginate una generazione di militari addestrata ad usare i missili statunitensi (perché sì l’esercito ucraino è stato “addestrato” dagli americani in gran segreto per gli occidentali, tranne che per Putin dal 2015 in poi) che si ritrova, oltre che ad essere 4 gatti in confronto ai 2 milioni di soldati specializzati Russi, ad avere in mano armi prodotte da più di 27 industrie belliche europee, contro un esercito addestrato e pronto a qualsiasi cosa. Ora la domanda è: se si arresero Hitler, Napoleone e i Vichinghi nell’intento di sconfiggere il “pericolo russo” una volta per tutte, perché dovrebbero provarci gli Ucraini? Perché gli Europei devono sostenere una guerra senza esito a spese dei contribuenti?

Ma soprattutto perché, dopo 3 anni di cartonate e pesci in faccia da parte dei Russi (perché la guerra di stallo è  una sconfitta, come lo era la guerra di posizione del '14-'18), una presidente della commissione Europea stanzia 850 miliardi di euro per finanziare la produzione bellica di 27 industrie belliche europee (non sono ovviamente 27, faccio finta che lo siano), che devono produrre le armi spedite e accrescere gli arsenali dei singoli stati?

§§§ 

Un giorno, mentre stavo per fare le valigie per il mio Erasmus quest'autunno a Fréjus, pensavo tra me e me, quanti soldi servissero all’Europa per far fare a tutti gli studenti delle scuole superiori europee, un viaggio di una settimana.

Un viaggio ricco di cultura, di  arricchimento e di scoperta. Un viaggio pieno di stupore e di indignazione per il paragone con le nostre strutture scolastiche, ma al contempo un’ammirazione nei confronti del modo in cui abbiamo saputo guardare e partecipare, creando un clima piacevole con gli studenti francesi. Dopo 5 anni di arrabbiature per persone che, in giacca e cravatta, mi spiegano l’importanza di “essere europeisti”, ho capito che l’Erasmus è una delle poche cose che in Europa funzionano. Tutto questo, serve per dirvi che far fare quel viaggio di una settimana, dove abbiamo  speso, esagerando, 100 euro al giorno “all inclusive”, costerebbe alle casse UE 12 miliardi di euro. 12 miliardi, contro 800 miliardi di sangue.

Per chiudere, voglio citare un grande giornalista, Corrado Augias, che in chiusura del programma “La torre di Babele” del 3/03/2025 cita un grandissimo filosofo del '700, Kant, che elencava i presupposti (datati 1795) che garantiscono una “pace perpetua”:

  1. Nessun trattato di pace dev’essere ritenuto tale, se stipulato con la tacita riserva di argomenti per una guerra futura;
  2. Nessuno Stato indipendente, deve poter essere acquistato da un altro mediante compera o donazione
  3. Gli eserciti permanenti devono essere permanentemente smantellati
  4. Non si devono contrarre debiti pubblici in vista di conflitti esterni allo Stato
  5. Nessuno Stato si deve intromettere nella costituzione (funzionamento) di un altro Stato
  6. Nessuno stato in guerra deve abbandonarsi ad atti di ostilità, tali da rendere impossibile la reciproca fiducia in una pace futura

Ahimè, caro Corrado, cari pacifisti, cari uomini di pace, cara democrazia: nessuno di questi presupposti, in questa follia, è mai stato rispettato.

Pietro Gemme, V A LES

 

 

 

 

 

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