SICUREZZA e LEGALITA': un incontro importante

Ieri mattina, 4 marzo 2024, al Teatro Carlo Felice di Genova, le classi 5 A LES - 5 A TUR - 5 B TUR del nostro istituto, insieme a più di 2.000 studenti della Città Metropolitana di Genova, hanno avuto l'occasione di partecipare all’appuntamento annuale organizzato dal Movimento Agende Rosse – gruppo “Falcone Borsellino” di Genova. Un’occasione davvero  importante per parlare di legalità insieme a:
  •  Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, fondatore e presidente del Movimento Agende Rosse; 
  • Antonino Di Matteo, sostituto Procuratore Nazionale Antimafia; 
  • Aaron Pettinari, caporedattore Antimafia2000;
  • Roberto Centi, presidente della Commissione Antimafia della Regione Liguria;
  • Angelo Garavaglia Fragetta, co-fondatore del  Movimento Agende Rosse. 
Moderatori sono stati:
  • Giuseppe Carbone, presidente del Movimento Agende Rosse della Liguria, gruppo ‘Falcone e Borsellino’ di Campomorone, che ha come missione proprio quella di sollecitare lo spirito critico dei giovani, affinché il senso di verità e giustizia sia loro comunicato con le testimonianze di chi sta dedicando la propria vita a questi valori, siano essi Magistrati, Forze dell’Ordine, sopravvissuti, parenti delle vittime cadute nelle terribili stragi o semplici cittadini. 
  • Simone Botta e Antonino Carbone, due giovani avvocati, vicepresidenti del Movimento Agende Rosse della Liguria, gruppo ‘Falcone e Borsellino’
L'incontro è stato preceduto dai saluti istituzionali
  • dell’assessore comunale al Lavoro e Sviluppo Economico, Mario Mascia, delegato dal sindaco Marco Bucci (che era impegnato a ricevere i ministri Salvini e Piantedosi); 
  • del presidente del Consiglio Regionale della Liguria Gianmarco Medusei; 
  • del direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale Alessandro Clavarino 
  • e della pro-rettrice dell’Università di Genova Nicoletta Dacrema. 
L’assessore Mascia, tra le altre cose, ha ricordato che la libertà è il bene più prezioso che abbiamo, senza di essa chi parla di legalità e sicurezza non può essere credibile. A questo proposito, l'assessore ha citato una frase molto significativa del giudice Rosario Livatino: “alla fine della vita non ci sarà chiesto se siamo stati credenti, ma credibili”. Una lezione portata avanti da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, due grandi servitori dello Stato ma soprattutto due uomini liberi che hanno pagato con la vita la loro libertà, lasciando alle nuove generazioni il compito di difendere e promuovere i valori di giustizia e legalità. 

Particolarmente apprezzato e applaudito è stato l’intervento introduttivo di Salvatore Borsellino, che ha analizzato e ricostruito il contesto che portò all’uccisione del fratello, ricordando il rapporto di amicizia che lo legava al collega e amico Giovanni Falcone, vittima il 23 maggio 1992 della Strage di Capaci insieme alla moglie Francesca Morvillo e agli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Salvatore Borsellino ha definito l’agenda del fratello “la scatola nera” dell’attentato di via D’Amelio, con la quale sarebbe finalmente possibile accertare la verità su quanto accaduto. Il 19 luglio 1992 è una data chiave della storia italiana, non solo recente. Quel giorno il giudice Paolo Borsellino rimase ucciso in un attentato mafioso a Palermo, in via d’Amelio, insieme agli agenti di polizia Emanuela Loi, Agostino Catalano, Claudio Traina, Eddie Walter Cosina e Vincenzo Li Muli (i nomi di queste vittime della mafia sono stati più avanti ricordati, scanditi e celebrati con Il silenzio suonato alla tromba dal maestro Farnatale). Nella confusione immediatamente successiva alla tragedia, l’agenda rossa del magistrato venne rubata, rubandola dalla borsa di Borsellino che si trovava in macchina al momento dell’esplosione. L’agenda conteneva informazioni riservate sulle indagini del giudice, relative ai rapporti tra pezzi deviati dello Stato e Cosa Nostra. Si capisce quindi il motivo per cui sarebbe così importante ritrovare l'agenda rossa: scoprire la verità e fare giustizia, e questo è l’obiettivo del Movimento Agende Rosse, nato proprio su impulso di Salvatore Borsellino, e impegnato in tutta Italia. per non disperdere i valori di legalità incarnati da Paolo Borsellino, Giovanni Falcone e tutti gli uomini e le donne dello Stato che hanno perso la vita nella lotta alla mafia e alle altre organizzazioni criminali. 
Dalle parole degli intervenuti - particolarmente coinvolgente il discorso di Antonino Di Matteo, sostituto Procuratore Nazionale Antimafia, da 33 anni sotto scorta per le minacce delle cosche mafiose - la morte del giudice Borsellino sarebbe da addebitare a un accordo di "non belligeranza", stabilito tra pezzi dello Stato e Cosa Nostra, un'ipotesi su cui il magistrato stava appunto indagando. Di Matteo,  Pettinari e Garavaglia Fragetta hanno fatto nomi e cognomi di persone della politica molto importanti, coinvolti in lunghi processi proprio sulle trattative stato-mafia, nomi di illustri vittime della violenza mafiosa, nomi di capi cosca "misteriosamente" latitanti a casa loro! Non tutti questi nomi sono noti alla nuove generazioni, ma vale l'invito fattoci più volte nel corso dell'incontro: c'è tantissima roba in rete (processi, inchieste, interviste, reportage), tocca a noi andarcela a cercare e farci un'idea di cosa è accaduto. 

Il presidente della Commissione Regionale Antimafia della Liguria, Roberto Centi, ha detto che i ragazzi e le ragazze che hanno partecipato all’evento hanno vissuto un grande giorno di scuola, perché ascoltare le testimonianze di Salvatore Borsellino e di Antonino Di Matteo, così come l’impegno del giornalista Aaron Pettinari e del cofondatore del Movimento delle Agende Rosse, Angelo Garavaglia Fragetta, porta noi studenti a un livello di conoscenza e consapevolezza della storia che uno smartphone o un libro non potranno mai raggiungere. Per questo ha ringraziato il presidente del Movimento delle Agende Rosse Liguria, Giuseppe Carbone, che ogni anno porta a questo evento genovese le più importanti personalità nazionali della lotta alla mafia.
Roberto Centi nel suo intervento ha poi ricordato il lavoro svolto dalla Commissione Regionale Antimafia, focalizzandosi sull’impegno messo in campo per restituire alla comunità i beni confiscati alla criminalità organizzata. Il ruolo della commissione che presiede è quello di diffondere la cultura dell’antimafia, soprattutto nelle scuole, in modo da far generare gli anticorpi ai giovani per riconoscere da subito un fenomeno di tipo mafioso.  

Ci piace, in conclusione, ricordare le parole che il sostituto procuratore alla Direzione nazionale antimafia Di Matteo ci ha rivolto: “Non obbedite alla logica della prudenza, non fatevi assoggettare al conformismo dell’indifferenza e della rassegnazione: ribellatevi! Ma ribellatevi pacificamente, attraverso la conoscenza”.

Cliccando qui potete vedere alcune foto fatte nel corso della mattinata.

Qui di seguito, invece, trovate lo streaming dell'incontro: buona visione!


La Redazione

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